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articolo aggiornato il: Tuesday 01 September 2009

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E torno' il giorno della peste

Quaranta terroristi di Al Queda morti in un accampamento in Algeria e si torna a parlare di uno dei più antichi e contagiosi morbi che l'umanità conosca

di Camilla S. Palombo

Alessandro Manzoni nel suo storico romanzo ''I promessi Sposi'' racconta la diffusione a Milano di una spaventosa epidemia di peste. Una malattia molto antica, che per la sua forza distruttrice è diventata nell'immaginario collettivo la ''morte nera''. Un incubo che ha accompagnato l'umanità nei secoli e forse proprio per questo motivo è stato spesso raccontato nelle grandi opere letterarie e artistiche. Un morbo che sembrava quasi relegato alla storia della medicina ma che invece ha fatto la sua ultima apparizione lo scorso 19 gennaio quando sul tabloid britannico ''The Sun'' è apparsa una notizia in cui si parlava di circa quaranta militanti di un'organizzazione legata ad Al Qaida in Algeria, sterminati dalla peste bubbonica. Una strage che sarebbe venuta alla luce in seguito al ritrovamento, da parte delle forze di sicurezza locali, di un corpo abbandonato a lato di una strada. La scoperta del cadavere ha condotto le indagini fino al ritrovamento del campo di addestramento dei membri della rete terroristica ritrovati ormai morti e decomposti dall'aggressività della malattia. Dopo qualche giorno è arrivata la smentita attraverso un comunicato dal braccio nordafricano dell'organizzazione terroristica, che affermava l'inesistenza di qualunque tipo di epidemia tra i gruppi armati e che la notizia data pochi giorni prima dal quotidiano inglese aveva un obiettivo esclusivamente politico. Resta il fatto che questa malattia infettiva di origine batterica non è per niente scomparsa e se pur confinata in poche remote zone del mondo ha ancora il primato di essere stata uno dei flagelli più distruttivi di tutta l'umanità nel corso dei millenni. E' bene ricordare che si tratta di una malattia quarantenaria causata dal batterio ''Yersinia pestis'' scoperto nel 1894 dal medico francese Alexandre John-èmile Yersin che durante l'epidemia di Hong Kong, isolò il bacillo che per secoli aveva terrorizzato l'umanità intera per la sua grande proprietà di diffondersi rapidamente attraverso il contagio. Yersin battezzò il virus Pasteurella pestis, in onore di Louis Pasteur, l'uomo che con le sue teorie chiarì l'azione di virus e batteri. Ma in suo onore con il passare degli anni il bacillo della peste venne ribattezzato Yersinia pestis. Il morbo si può manifestare in tre forme diverse: polmonare, setticemica e bubbonica. Esistono poi altre forme di peste come la Yersinia Pseudotuberculosis che si manifesta con sintomi simili alla tubercolosi e la Yersinia Enterocolica che invece colpisce essenzialmente il basso tratto digerente. Nel caso di peste bubbonica la trasmissione nell'uomo può avvenire attraverso la puntura delle pulci dei ratti o tramite il morso di questi o di altri roditori. La malattia si manifesta solitamente dopo un periodo di incubazione che va dai due ai dodici giorni, i sintomi più comuni sono febbre alta, cefalea, grave debolezza, nausea, fotosensibilità, dolore alle estremità, vomito e delirio. La comparsa di pustole nella zone punte dalla pulce infetta, è un ulteriore elemento di identificazione. I linfonodi delle zone colpite, generalmente la zona inguinale e quella ascellare, si infiammano gonfiandosi fino a formare uno o più bubboni. Nei casi gravi, l'infezione si propaga nell'organismo provocando insufficienza cardiocircolatoria, complicazioni renali o emorragie interne, sintomi che possono facilmente portare alla morte. Nei casi meno gravi, la febbre cessa dopo circa due settimane, i bubboni gettano pus sgonfiandosi e lasciando una cicatrice. Per debellare la peste sono necessari degli antibiotici fra cui la streptomicina, le tetracicline e il cloramfenicolo, rimane comunque fondamentale isolare la persona infetta per evitare ulteriori contagi e il diffondersi della malattia. Esistono dei vaccini specifici ma a causa della brevità del loro effetto sono somministrati solo in casi di rischio evidente e programmabile di contagio, per esempio per le figure professionali di biologi o ricercatori. La peste è diffusa in tutte le realtà dove le abitazioni sono infestate da pulci e da ratti e soprattutto in condizioni di igiene scarse e primordiali. L'Organizzazione Mondiale della Sanità riporta dai 1000 ai 3000 casi di peste ogni anno, distribuiti soprattutto tra Africa, Asia e Sudamerica. In Asia, la peste è diffusa nelle zone del Caucaso, in alcune aree della Russia, in medioriente, in Cina, e anche in alcune zone dell'Asia sud-occidentale e sud-orientale. Manifestazioni regolari della malattia si hanno in Madagascar, in Uganda e in Sudafrica. Recentemente, si sono avute epidemie consistenti in Kenia, Tanzania, Zaire, Mozambico, Botswana e anche in zone isolate nell'ovest e nel nord Africa. In Sudamerica, ci sono ancora due zone di attività della malattia: la regione andina montagnosa e quindi in Bolivia, Perù ed Ecuador, e in Brasile. Esiste comunque sia una forte attenzione da parte delle varie strutture sanitarie mondiali verso tutti quei paesi e luoghi a rischio. Attraverso un monitoraggio costante e continuo queste strutture sono in grado di circoscriverne immediatamente l'epicentro limitando i danni e impedendone la diffusione. 

Alexdander Yelsin:una vita per il Vietnam
Nato in Svizzera nel 1863, dopo aver studiato a Parigi con Louis Pasteur, lo scienziato si trasferì in Vietnam dove iniziò a viaggiare nelle cam­pagne registrando le sue osservazioni scientifiche. Introdusse nel paese gli alberi del chinino e della gomma, coordinando programmi di vaccinazione e di profilassi. Nel 1894, scoprì nei ratti il microbo causa della peste bubbonica e nel 1895 fondò a Na Trang, dove è tuttora visitabile la sua tomba e un museo a lui dedicato, il Pasteur Institute che ancor oggi si dedica alla ricerca e alla prevenzione delle malattie infettive.

Chiara Fossati: quando scompare un'amica
Chi la conosceva la ricorderà per il sorriso. Chiara Fossati, responsabile prima della Nuova ITC e poi del marketing Q- Med, è prematuramente scomparsa i primi di marzo. A ricordarla con rimpianto non solo amici, colleghi e collaboratori, ma anche coloro che hanno avuto l'occasione di conoscerla. Amabile, corretta e gentile, ma anche abile nel portare avanti con grinta e intelligenza il lavoro che amava, aveva la capacità di affrontare ogni situazione con calma, lucidità e buon senso. Ad avere la meglio su di lei, una grave malattia contro la quale ha combattuto con coraggio per poco più di un anno.



 



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