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articolo aggiornato il: Wednesday 20 January 2010

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La storia della seta tessuto nobile

La nota metafora che paragona una pelle bella e liscia alla seta riconosce a entrambi i tessuti un’importanza e una speciale nobiltà che origina nel passato 

di Ornello Colandrea

Quante volte ci è capitato di sentire l’espressione: avere una pelle liscia come la seta? Sicuramente tantissime, visto che si tratta di una delle metafore più utilizzate in un certo tipo di letteratura romantica. Talmente abusata che, a ogni latitudine, l’associazione mentale che lega questo tipo di tessuto alle qualità insite in un incarnato apparentemente perfetto è immediata, per non dire quasi naturale. Quello che in tale associazione di idee si tende a dimenticare è forse l’origine di questa fibra tessile che del romantico ha ben poco. La seta infatti è una fibra proteica che viene prodotta da alcuni insetti dall’apparenza non proprio deliziosa: i bachi, appartenenti alla famiglia dei lepidotteri e dei ragni. La specie di questi insetti più utilizzata nella produzione tessile è quella dei Bombyx mori (in alcuni casi anche alcune specie della famiglia Saturniidae), e la parte che se ne utilizza proviene dal bozzolo che essi producono. Nel particolare: il baco secerne un filamento continuo lungo circa 1/1,5 km con il quale forma il bozzolo che gli serve da protezione durante la metamorfosi. Il filamento è formato da due bavelle di fibroina avvolte nella sericina. Quest'ultima viene eliminata durante la "sgommatura". Tale processo può essere effettuato in modi diversi. Uno dei più utilizzati consiste nel trattare il filo di seta con acqua calda, operazione che migliora anche la lucentezza, la flessibilità e la "mano" della fibra. A seconda della quantità di sericina che si elimina il prodotto finito prende nomi diversi: seta sgommata o cruda, quando la sericina è stata rimossa del tutto; seta raddolcita o "souplè", se la sericina è stata tolta solo in parte. Il dato che colpisce di più comunque è quello che riguarda le proporzioni tra materie prime (intese come i bozzoli) e il prodotto finale: da 100 kg di bozzoli si ricavano 20/25 kg di seta cruda e 15 kg di cascame. Come sovente capita per molti prodotti pregiati realizzati fin da tempi remoti dall’uomo, anche le origini della seta sono avvolte dalla leggenda, tanto che ripercorrere la storia della sua produzione è quasi impossibile. Si racconta che la bachicoltura risalirebbe al XXVIII secolo a.C. e che sarebbe opera dell’imperatrice cinese Xi Ling Shi, anche se probabilmente questo tipo di tecnica di allevamento esisterebbe addirittura dal 6000 a.C. Già all’epoca indossare vesti di seta era sinonimo di regalità e status sociale elevatissimo, come testimoniano i tanti resti di tessuto conservati nei guardaroba funerari degli antichi imperatori cinesi giunti fino a noi. è ipotizzabile che il costo di un vestito realizzato interamente di seta doveva essere molto elevato. Questo perché la domanda di questo particolare tipo di fibra era molto alta. Secondo alcuni storici si potrebbe affermare che la seta è stata una delle prime merci internazionali della storia dell’uomo, insieme alle spezie, e la sua diffusione si estendeva da Oriente a Occidente in tutto il mondo conosciuto. E ciò nonostante che gli imperatori cinesi, almeno inizialmente, avessero vietato la diffusione della sericultura al di là dei confini del proprio impero. La seta è il primo esempio di prodotto globale, commercializzato e prodotto prima in altri paesi dell’Estremo Oriente come Giappone, Corea e India e poi anche in Europa. Anche gli antichi romani apprezzavano questo tessutola e se ne servivano per confezionare abiti di lusso. Tuttavia la produzione in proprio della fibra avviene solo nel 550 d.C. durante l’impero bizantino. Anche in questo caso l’origine dell’inizio di questa produzione nostrana è avvolta dalla leggenda: sarebbero infatti stati alcuni monaci al soldo dell’imperatore Giustiniano a portare a Costantinopoli delle uova di baco da seta nascoste nel cavo di alcune canne. L’Italia divenne subito protagonista della produzione della seta a partire dal XII secolo con centri specializzati a Palermo, Catanzaro e Como. Il primato le venne conteso solo nel XVII secolo dalla zona di Lione in Francia, per colpa di una massiccia migrazione di artigiani provenienti da Catanzaro. Nel XIII secolo nel nostro paese, industrie dei filati serici fiorirono a Lucca e successivamente a Bologna. Parliamo di industrializzazione perché in questo periodo vengono utilizzati ingegnosi macchinari che rendono più veloce e precisa la filatura oltre che più resistente il prodotto finale, tra questi il cosiddetto "mulino alla bolognese". Quest’ultimo può senza dubbio essere ascritto tra i progenitori dei moderni macchinari industriali visto che permise alla città emiliana di commercializzare filati in tutta Europa. Il XIX secolo vede il nostro paese ai vertici della produzione mondiale, al pari di Cina e Giappone. Como conserva ancor oggi il suo ruolo leader nella produzione di seta in italia ma altre realtà come Meldola nel forlivese e San Leucio (Caserta) si affacciano sulla scena. Un primato, quello della produzione di bozzoli, che tuttavia inizia lentamente a declinare fino a scomparire del tutto nel periodo tra le due guerre mondiali. è ormai l’epoca delle fibre sintetiche e il contemporaneo rinnovamento dell'organizzazione agricola, l'inurbamento e, con l'industrializzazione, la concorrenza soprattutto orientale segnano la fine di questo periodo d’oro. La scuola di seta italiana resiste nella moda, settore nella quale ha sempre dominato, e nell’arredamento. Marchi e scuole seriche blasonate sopravvivono ancora ma solo per un mercato di nicchia. 

 

 


 



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