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articolo aggiornato il: Tuesday 03 November 2009

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La sindrome da troppa bellezza

La letteratura medica da diversi anni annovera articoli che riferiscono di turisti che svengono davanti a un´opera d´arte. Come successe a Firenze a Stendhal

di Sabrina Guzzoletti

Prendere un aereo e visitare un´altra Nazione à uno dei desideri più ricorrenti fra gli Italiani. Un´aspirazione cui dedicare parte del proprio tempo libero e del budget per le vacanze. Paradossalmente, però, viaggiare à anche uno stress per il nostro organismo e per le nostre abitudini, soprattutto quando presuppone lunghe distanze, cambiamenti alimentari e climatici. Uno stress che tende a mostrarsi soprattutto al momento del rientro. E non sempre con i sintomi delineati dalla pubblicità di un noto Tour Operator italiano di crociere: viaggiatori in lacrime che piangono disperati nella loro vasca da bagno perchà non riescono più a rientrare nei ritmi del tran-tran quotidiano. Quello che può determinarsi con più facilità sono sintomi legati a disturbi alimentari, incapacità a riprendere il ritmo sonno veglia, fino alle più gravi infezioni da parassiti o da malaria. Una riflessione à però d´obbligo: oggi tutti possiamo viaggiare, in sicurezza e comodità, cosa che fino al secolo scorso non era proprio così. Le difficoltà, logistiche e di comunicazione erano tantissime, e solo i ricchi, i nobili e gli intellettuali facoltosi potevano permettersi di girare in Europa e nel mondo. I loro problemi sanitari e organizzativi erano molto più gravi, e se ciò non bastasse, davanti alle meraviglie del mondo, provavano sensazioni ed esperienze così profonde da cadere spesso in vere e proprie crisi psico-emotive. Di sindromi da meraviglia o da bellezza, se ne annoverano diverse nella letteratura scientifica, ma cominciamo dalla più nota: la Sindrome di Stendhal. Si tratta di un disturbo psichico transitorio, che si manifesta al cospetto di opere d´arte, specialmente in spazi limitati, con capogiri, tachicardia, stati confusionali e, talvolta addirittura allucinazioni. La Sindrome che prende il nome dallo scrittore francese Marie Henry Beyle, in arte Stendhal, che fu il primo a riportare nel suo libro-resoconto di un Viaggio in Italia un´esperienza simile, della quale egli stesso fu protagonista nel corso della sua visita alla fiorentina Basilica di Santa Croce. Per questo motivo la Sindrome à detta anche di Firenze, e proprio in questa città se ne registra almeno un caso al mese. Stendhal scrive: "Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti e i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere". Questa sindrome à stata resa nota al grande pubblico nel 1979, con l´uscita del libro della psichiatra Graziella Margherini, responsabile del servizio per la salute mentale dell´Arcispedale Santa Maria Nuova di Firenze, intitolato appunto "La sindrome di Stendhal. Il malessere del viaggiatore di fronte alla grandezza dell´arte" nel quale ne ha descritto oltre 100 casi. La condizione à in verità piuttosto rara, colpisce principalmente persone molto sensibili e, secondo quanto riportato, più della metà delle sue vittime sono di matrice culturale europea e giapponese, ma non sembra colpire gli italiani, che ne sarebbero immuni per affinità culturale. Fra i più interessati sono gli individui di formazione classica o religiosa che spesso vivono da soli. Il fattore scatenante la crisi à spesso la visita a un museo, dove il visitatore à colpito dal senso profondo di una o più opere, e si manifesta inizialmente con comportamenti molto vari che possono giungere anche a un'isteria che può spingere alla distruzione dell'opera. Di turisti e viaggiatori che perdono la testa ce ne sono anche in altre città, non solo a Firenze. Esiste infatti anche la sindrome di Gerusalemme che consiste nella manifestazione improvvisa, da parte del visitatore della città, di appassionati sentimenti religiosi e di un impulso a proferire espressioni visionarie, e quella di Parigi o Sindrome di Notre-Dame, descritta recentemente nella letteratura specifica, che affligge in modo particolare i turisti giapponesi in visita nella città francese. Il dott. Youcef Mahmoudia, psichiatra al centro di diagnostica dell´ospedale di Parigi «Hotel de Dieu» descrive due ti­pi di disturbi: il primo riguarda persone che manifestano dei disturbi psicologici una volta giunti a destinazione. Altri modi e ritmi di vita, culture diverse, altro ambiente, allontanamento improvviso dalla propria città, sono tutti fattori che scatenano reazioni anomale e patologie specifiche di cui prima e «in patria» non si era mai sofferto. Spesso il viaggiatore si decide a organizzare un viaggio per riposarsi, per evadere senza accorgersi che sono già presenti prima della partenza disturbi dell´umore e un malessere generale che rimangono nascosti a livello inconscio e di cui né il malato - viaggiatore, né il suo entourage sono a conoscenza. Potremmo dunque affermare che, senza saperlo, queste persone scelgono l´esperienza del viaggio per una necessità di decompressione psichica. È sufficiente dunque un qualsiasi elemento scatenante, perché la patologia si manifesti o per cadere in una situazione di angoscia. Il secondo tipo di disturbo si inquadra invece in un delirio e si integra con una patologia psichiatrica preesistente che determina il viaggio patologico. Il dottor Mahmoudia ricorda il ricovero di un giapponese presso il suo pronto soccorso, con turbe del comportamento che diceva di sentire la voce della Madonna che gli diceva di recarsi a Notre Dame, a Parigi. La voce che sentono, li perseguita tanto che ne determina una fuga costante. A questo livello però si può parlare di sintomi di una patologia psichiatrica, spesso una schizofrenia, già nota e diagnosticata. Il dott. Mahmoudia in questi casi però, preferisce parlare di "viaggio patologico o di psicopatologia legata al viaggio" piuttosto che di sindrome del viaggiatore. Questa espressione infatti è spesso abusata e non usata in modo corretto. Recentemente si è visto che a scatenare la crisi può essere anche la musica, a forte componente emotiva, che è causa di stati molto simili a deliri comuni e allucinazioni, accostabili in preferenza in via di diagnosi alle psicosi. La prossima sindrome? Probabilmente la nevrosißosi da enogastronomia. 

Una visita al Museo dell´Hermitagee alle Terme Romane di San Pietroburgo

Il Museo dell´Hermitage di San Pietroburgo è fra quelli in cui si verificano ogni anno diversi casi della Sindrome di Sthendal. Nelle splendide sale di uno straordinario palazzo sono ospitate alcune delle più belle opere d´arte del mondo. Se decidete di visitarlo, per dormire, annotatevi il nome di due alberghi della catena alberghiera Park Inn (reservations.ledpd@rezidorparkinn.com): il primo è il Pulkovskaya, molto vicino all´aereoporto internazionale, Pulkovo, posizionato nella zona degli affari centro congressi ed è stato da poco ristrutturato in stile contemporaneo. Ottimi i ristoranti, di cui uno giapponese, e la più grande birreria della città. La piccola SPA con piscina verrà presto modernizzata. L´altro albergo è il Park Inn Pribaltiyskaya, una struttura comodissima qualora doveste partecipare a una manifestazione che si svolge nel più grande Centro congressi della città, costruito sull´isola di fronte a San Pietrobugo, sulla spiaggia che domina il golfo della Finlandia, oppure a una Fiera all´interno del LenExpo, il centro fieristico, a 15 minuti dalla città vecchia. Tre ristoranti, stanze appena rinnovate, 2mila mq di palestra e, collegamento tramite un corridoio aereo, con Waterville, il più grande parco acquatico cittadino, e con un grande e moderno Wellness Center & SPA, Roma Holidays, che offre al suo interno, in ambienti che richiamano le Terme e il design dell´antica Roma. Oltre cento trattamenti estetici e 15 tipi di diversi massaggi, sauna e bagno turco che vi permetteranno di recuperare energie.
 
 

 


 



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