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Proteggere i capelli dalle radiazioni solari
La fotoprotezione dei capelli non e' ancora assunta fra le priorita' del
dermatologo, ma i pazienti chiedono sempre piu' spesso consigli e cure per
evitare o riparare i danni
delle dottoresse Corinna Rigoni e Alessandra Maria Cantu' Specialiste in
Dermatologia - Milano
L'azione delle radiazioni solari non si palesa unicamente sulla pelle o
sugli occhi, ma anche e soprattutto sui capelli. Infatti le sfumature, i
riflessi, le striature o le cosiddette meches, che si ottengono al ritorno da
una vacanza al mare, sono la dimostrazione di quanto questi annessi possano
essere alterati e danneggiati in seguito a prolungate esposizioni al sole. Da
oltre cinquant'anni ritornano sulle riviste specializzate le raccomandazioni
per una corretta fotoprotezione, ma solo da pochi anni il rapporto capelli/sole e'
stato in buona parte chiarito. Il modo in cui la luce interagisce con le fibre
del capello e' fondamentale per determinarne la lucentezza poiche' essa viene
sia riflessa che assorbita dalla superficie del capello, la cuticola, che per
prima subisce i danni causati dai fattori esterni ambientali, fisici e chimici,
lasciando progressivamente scoperta la corteccia. Il colore dei nostri capelli,
invece, e' determinato da due pigmenti, uno giallo, la feomelanina, e uno bruno
scuro, l'eumelanina. Tali pigmenti si trovano nella corteccia del capello e la
luce, attraversando gli strati della cuticola, interagisce con essi, rivelandone
il particolare colore. Le condizioni della superficie capillare risultano dunque
fondamentali nel riflettere il colore e la brillantezza del capello. I fattori
ambientali (il sole, l'acqua di mare e di piscina, il vento, l'inquinamento),
i traumi (da spazzole, pettini, elastici, cappelli, acconciature, ecc.), le
fonti di calore (asciugacapelli, piastre, ecc.), le sostanze chimiche (tinture,
decolorazioni, permanenti, ecc.) possono arrecare danno al capello determinando
una perdita della brillantezza del colore e della lucidita' o addirittura
determinare un graduale indebolimento della corteccia fino alla sua rottura. Ad
esempio, nel caso della tricoressi nodosa, una condizione caratterizzata da
piccoli rigonfiamenti biancastri a livello corticale, o nel caso della
tricoptosi (fissurazioni distali o doppie punte), compaiono dei quadri di grave
danneggiamento del capello. Durante l'esposizione al sole gli aminoacidi che
costituiscono la cheratina, proteina essenziale nel determinare l'elasticita',
la flessibilita' e la resistenza dei capelli, vengono danneggiati a scapito dell'aspetto
e della texture della capigliatura. Infatti i capelli appaiono clinicamente
opachi, piu' secchi, piu' fragili e piu' chiari e risultano a detta delle
pazienti, sfibrati, inariditi e scoloriti. I tempi di asciugatura sono piu'
allungati. Nel capello decolorato vi e' anche una diminuzione del contenuto di
zolfo che corrisponde a una perdita di peso del capello stesso (2-3% in meno
rispetto a un capello non decolorato). L'eccessiva esposizione alle radiazioni
solari provoca un'ossidazione, o meglio una foto - ossidazione, liberando i
radicali liberi, nocivi per la matrice proteica e aumentando la porosita' della
cuticola. In poche parole si verifica una decolorazione naturale del capello con
tanto di modificazioni delle catene laterali polipeptidiche della cheratina e
dei legami (cistinici, salini, ad idrogeno, ecc.) che uniscono le catene stesse.
Al mare, l'acqua sulla pelle e sui capelli funziona da lente e quindi riflette
i raggi solari e persino quando si e' immersi fino a 40-50 cm il 5% dei raggi
del sole puo' raggiungerci. L'albedo (rapporto tra energia riflessa da una
superficie e l'energia incidente), ovvero la riflessione dei raggi UV e' dell'80%
sulla neve, del 20% nell'acqua, del 17% sulla sabbia. Inoltre quando il cielo e'
totalmente coperto passa il 50% dei raggi UV, ma se la nuvolosita' e' parziale
questa percentuale sale fino al 100%. Una cinquantina d'anni fa l'effetto
decolorante a ''colpi di sole'' piacque a tal punto che i parrucchieri ne
adottarono il risultato e lanciarono una vera e propria moda ancora in auge. Le
modificazioni sul colore erano gia' note nel 1500, quando le belle veneziane
esponevano le chiome (sulle famose altane) alle radiazioni solari per diverse
ore, ottenendo con l'aggiunta di una serie di sostanze, il famoso ''biondo
tiziano''. Il pigmento melanico eccessivamente ossidato puo' solubilizzarsi ed
essere totalmente eliminato. Viene quindi a mancare una difesa al capello,
rendendolo quindi piu' deteriorabile. Alcuni inestetismi, come la forfora, la
dermatite seborroica e l'iperseborrea, subiscono un notevole miglioramento
durante il periodo estivo. Tuttavia vanno considerate alcune regole per non
compromettere l'aspetto ''finale'' dei nostri capelli. La fotoprotezione dei
capelli non rientra ancora tra le necessita' terapeutiche che piu' stanno a
cuore al dermatologo poiche' i capelli non possono andare incontro alla
carcinogenesi e, anche se danneggiati nella loro quota proteica dai raggi
solari, ricrescono. Cosi', la fotoprotezione non sembra essere importante, ma
sempre piu' pazienti si rivolgono oggi allo specialista per avere consigli utili
circa la protezione della propria capigliatura, per difenderla tutto l'anno
dalle aggressioni ambientali e per mantenere il suo splendore o per migliorarlo.
Tutto cio' vale soprattutto durante l'estate a causa dell'intensa
esposizione solare, dei bagni in piscina o al mare.
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