L'HANDICAP E L'ESTETICA

di Loredana Molise

Ci sono temi su cui difficilmente riflettiamo. Finche' un giorno, casualmente, su una rivista leggiamo un articolo che ci colpisce. E ci fa chiedere: cosa significa concretamente abbattere i pregiudizi e mettere a disposizione di ogni persona l’opportunita' di esprimersi e realizzarsi al di la' dei propri limiti? 

Come tutte le persone che si occupano di estetica leggo avidamente qualsiasi cosa riguardi il mio lavoro. Sono abbonata a piu' giornali femminili e ricevo tutti quelli di settore. In tanti anni pero', non avevo mai trovato un articolo di estetica che riguardasse le persone disabili. Un tema certamente molto sensibile, e che i giornali a grande diffusione non trattano con facilita'. Mi e' capitato invece di leggere un intervento molto toccante, dal significativo titolo, l’Handicap e l’Estetica, su una rivista specializzata che si chiama DA ed e' l’iniziativa editoriale della Associazione Dynamicair Onlus di Roma. Lo ha scritto Ileana Argentin, Presidentessa dell’associazione e lei stessa disabile per una “amiotrofia spinale” che la costringe sulla sedia a rotelle. La prima reazione di fronte al titolo dell’articolo e' stata quella di pensar e che con tutti i problemi di disagio e le difficolta' a un completo inserimento sociale, quello dell’estetica dovrebbe essere un problema marginale. Leggendo, invece, ho capito di sbagliarmi. La Argentin inizia presentandosi: “disabile, mora con i capelli lunghi, gli occhi verdi, fissata di essere grassa anche se magra, alta anche se sembra corta, con unghie lunghissime smaltate su mani quasi completamente immobili e con il naso all’insu'...”. 

handicap e estetica

Una donna lontana dagli stereotipi che la carta stampata e le televisioni continuano a proporci, ma certamente piu' vicina alle tante donne che frequentano i nostri Istituti, con i loro complessi e inestetismi, ma anche con alcune qualita' che il nostro lavoro deve riuscire a migliorare ed esaltare. Diciamo: oggi il corpo deve essere magro, bello e l’intera societa' fonda i suoi giudizi, quasi sempre molto superficiali, sull’esteriorita' e sull’aspetto fisico. Ci si sente sempre giudicati, confrontati, bisognose delle attenzioni degli altri, alla ricerca di una perfezione che e' per la maggior parte impossibile.  Rispetto ai criteri di bellezza dominanti, siamo quindi tutte a disagio, in altre parole un po' handicappate. Eppure ci sentiamo normali perche' siamo convinte che esteticamente ci siano tante normalita' quante sono gli esseri umani, nel rispetto delle individualita' e delle diversita' di ognuna di noi. Cos’e' allora che rende l’Argentin diversa dalle altre? La disabilita'? La carrozzina? Ecco la sua risposta: “tutti credono che la mia disabilita' sia la mia caratteristica maggiore esteticamente. Non e' vero: questo infatti e' solo il mio status di vita, nella mia figura la cosa piu' evidente e' la carrozzina, ma questa e' solo un ausilio. Il mio vero problema e' la faccia a palla. Io non voglio stare in piedi, o essere diritta per essere bella, voglio solo avere il viso scavato. Centinaia di diete, trattamenti cosmetici di ogni tipo, ma la guancia non mi perdona”. Una richiesta piu' che legittima, che non differisce da quella che potrebbe farci qualsiasi altra donna e a cui risponderemmo con un trucco in grado di correggere e allungare il viso, restituendo i volumi mancanti e creando le infossature, in modo da eliminare la sensazione propria di un volto un po' “piatto”. Un problema quindi non irrisolvibile ma da non trascurare se, come sembra, crea ulteriori disagi “a chi gia' ha limiti piu' difficili, piu' faticosi da superare per poter affrontare la vita con maggiori risorse e migliori condizioni”. Il quesito da porci e' forse un altro: perche' tendiamo a rimuovere alcuni aspetti che pur condizionano la qualita' della vita delle persone portatrici di handicap? Non solo l’estetica, ma anche l’affettivita', la sessualita', la vita di relazione, il matrimonio, la maternita'. Non ho una risposta e faccio mia l’analisi pungente della Argentin: “essere handicappati e' una cosa vincente nell’estetica, puo' sembrare assurdo ma se una persona ha una disabilita', per il resto del mondo e' difficilmente brutta, puo' essere deforme, ma anche se ha un unico pregio esteriore, per esempio gli occhi verdi, questo viene sopravvalutato fino all’inverosimile. La cellulite, a esempio, piaga dell’ultimo millennio per la specie femminile, in una donna disabile si presenta agli occhi degli altri con nessuna negativita', noi siamo belli anche con le culotte de cheval. Tutto cio' e' terribile! Rivendico il mio diritto di avere il problema della cellulite e di abbronzarmi come scelta estetica e non solo perche' il sole fa bene alle ossa. E basta con i maglioni comodi color senape o grigio topo, e le tute larghe che sono tanto pratiche per fare la pipi', ma un mercato di abiti pieno di colori, di taglie strette e spacchi a non finire... Incredibile ma vero, da quando sei neonato se si accorgono che hai un handicap, anche l’ostetrica decide che sei il piu' bel bambino che abbia mai visto. Non c’e' scampo, noi siamo tutti belli e dolcissimi. Ovviamente questa immagine rimane per sempre, o meglio per sempre rimaniamo dei bellissimi bambini, anche se la nostra eta' anagrafica supera i cinquant’anni. Anche sostituendo il biberon con il sigaro facciamo sempre una grande tenerezza, e apriamo i cuori di chiunque ci guardi proprio come accade con un bebe'”. Cosa aggiungere a questa lucida riflessione? Una considerazione. Quante sono le Regioni che per aprire un centro di estetica, come anche uno studio medico privato, richiedono di abbattere le barriere architettoniche per permettere l’accesso con la carrozzina? Un ulteriore e fastidioso ostacolo burocratico, si potrebbe pensare, ma forse solo un piccolo passo nella costruzione di una nuova cultura della disabilita'. Che ha bisogno di tutta la comunita' nel suo complesso, estetiste e medici inclusi. (Ha collaborato Giorgio Bartolomucci)


 


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